Il mio rapporto con il cibo credo sia iniziato a diventare particolare intorno ai 14-15 anni in cui anche quando uscivo con le mie amiche non mangiavo e bevevo nulla, nemmeno acqua o qualcosa di leggero per paura di sentirmi male o dover andare anche solo semplicemente andare in bagno a fare pipì. Io credo che questo problema derivava o dal fatto che io dovessi chiedere di andare in bagno a gente estranea e quindi chiedere io in prima persona o anche dal fatto che quando ero più piccola mi è capitato di sentirmi male di stomaco in strada e chiedere a mia cugina col disagio di andare in bagno. Questo star male credo che mi abbia colpito poi anche un po' con la paura di star male di nuovo quindi evitare di nuovo questa sensazione di disagio che ho dovuto comunicare a mia cugina e per cui da sola non ce la facevo a chiedere di andare in bagno nei bar o ristoranti, penso che poi questa cosa me la sono portata avanti e per evitarla ho evitato in tutto e per tutto il mangiare fuori con le amiche. Un altro motivo nel non mangiare fuori nell'adolescenza sia stato anche il fatto che nella mia famiglia mi hanno sempre giudicata lenta a mangiare, anche dandomi il soprannome di "tartaruga" e quindi per evitare questo giudizio anche al di fuori ho deciso di evitare (anche se non credo questo sia un grande motivo per il quale non mangiavo).
Il non mangiare credo sia un non sapermi gestire da sola, un "se mi sento male come faccio da sola?" o almeno lo è stato, ho sempre approfittato quando andavo anche le mie amiche in bagno anche solo per fare pipì, oppure ero in grado anche di farmela sotto oppure al massimo che ero disperata chiedevo a mia cugina di accompagnarmici, quindi come al solito ho usato una persona per fare quello che io pensavo di non riuscire a fare.
Il non mangiare l'ho sempre usato molto con le mie emozioni, forse perché ho usato molto il corpo come valvola di sfogo visto che le parole non c'erano, o almeno c'erano ma ho utilizzato sempre il modo di papà del silenzio e quindi non riuscendo a piangere più di molto penso che il corpo sia stato il mezzo per esprimere tutto questo. Le mie parole sono state il cibo, nel momento di ansia, nel momento di disagio, nel momento triste, nel momento di rabbia sempre il cibo ho utilizzato. O non si mangia niente o si mangia troppo, o mi muoio di fame o mi strafogo o il senso di appetito non esiste per i nodi alla gola, in questi momenti in cui non so come uscirne il cibo forse sa come farlo, sa come sfogarlo oppure io credo di sapere come affrontare le cose rimanendo vuota, anche con il cibo. Credo sia un modo anche egocentrico che ho di come affrontare le cose visto che la gente si preoccupa se vedono che non mangio, così ritorno ad essere trattata come una bambina, ritorno ad essere la Rita di prima anche se fortunatamente la gente mi ha capito su questo.
Io non credo però di avere problemi con il cibo perché il mio corpo non mi piace, anzi il mio corpo magro mi piace ma semplicemente lo vorrei leggermente più formoso o in carne, anche se credo che mi sono fatta anche troppi complessi con il tempo per il mio corpo a causa dei commenti dei miei parenti in cui sono tutti più in carne. Di certo non apprezzo l'essere magrissima però di certo non sono anoressica, potrei prendere qualche chiletto in più? Si e mi farebbe piacere, ma non mi vedo più come prima o almeno come mi vedono loro. Io non mi vedo in un corpo di una bambina solo perché sono minuta, anzi forse al momento mi vedo più donna a livello fisico che mentale perché non sono più tanto magra come all'inizio della terapia. Ora nonostante il fisico riesco a mettermi anche quello che prima mi portava disagio oppure mettere quelle cose che mi piacevano tanto ma che mi negavo da sola, l'unica pecca è che la mia ansia punta sempre sul mio corpo. E' più facile non mangiare che parlare, è più facile pensare che mi sentirò male piuttosto che fare qualcosa di nuovo, è più facile mangiare fino a scoppiare che uscire per una cosa che non voglio fare.
Storie Vere



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